L’editoria indipendente nei quartieri: storie di spazi felici. Intervista ad Erica Brenna – Libreria Incipit 23

Amazon sa cosa hai letto, cosa hai comprato, cosa hai guardato mentre scrollavi i social. Al contrario, una libreria indipendente è forse l’unico luogo in cui un libro può ancora sorprenderti: questa funzione ha un valore economico, oppure è una battaglia culturale che si combatte “in perdita”?

Le librerie indipendenti combattono ogni giorno proprio questa sfida: quella contro la standardizzazione degli algoritmi e contro un modello che tende a proporre sempre ciò che è già stato acquistato, cercato o apprezzato da utenti simili. Amazon conosce le nostre abitudini di consumo e ci suggerisce libri sulla base di dati e statistiche; una libreria indipendente, invece, prova ancora a creare l’incontro con l’inaspettato, con un titolo che non avresti mai cercato ma che può rivelarsi quello giusto. Il nostro valore non è l’algoritmo, ma il rapporto umano: i consigli personalizzati dei librai, la conoscenza diretta dei lettori, il dialogo quotidiano. Cerchiamo di ascoltare continuamente chi entra in libreria, di raccoglierne i feedback e di evolverci insieme a loro, senza restare mai fermi. 

È una battaglia difficile, perché ci confrontiamo con un colosso che dispone di risorse enormemente superiori. Tuttavia, continuiamo a crederci. Nel nostro caso la sfida è ancora più impegnativa, perché sugli scaffali ospitiamo esclusivamente libri di case editrici indipendenti: una scelta precisa, che nasce dalla volontà di dare spazio a voci, progetti editoriali e cataloghi che spesso restano fuori dai grandi circuiti commerciali.

In Italia le piccole case editrici producono titoli spesso straordinari che spariscono dagli scaffali in pochi mesi, senza distribuzione capillare, senza uffici stampa, senza budget promozionale. La libreria indipendente è spesso l’unico punto fisico in cui questi libri possono essere trovati. Questo sistema regge, o si sta tenendo in vita un ecosistema che le istituzioni, la grande distribuzione e i lettori stessi stanno lentamente abbandonando, magari senza nemmeno accorgersene?

La nostra visione è proprio quella di dare spazio a quei libri che spesso nelle librerie di catena finiscono per perdersi. Molte piccole e medie case editrici pubblicano opere di grande qualità, vere e proprie scoperte che però, senza un forte supporto distributivo o promozionale, rischiano di rimanere invisibili. Per questo abbiamo scelto di dedicare i nostri scaffali all’editoria indipendente: per offrire ai lettori la possibilità di incontrare cataloghi, autori e progetti che difficilmente troverebbero altrove.

In Italia uno dei problemi principali è la distribuzione: il mercato è fortemente concentrato e per le realtà più piccole è molto difficile accedere ai principali canali distributivi. Questo non penalizza soltanto le micro case editrici, ma mette in difficoltà anche molti distributori regionali, diversi dei quali hanno chiuso negli ultimi anni.

Spesso i lettori non hanno piena consapevolezza di questi meccanismi. Entrano in librerie di catena e acquistano giustamente il titolo che conoscono, quello di cui hanno sentito parlare o che viene maggiormente promosso. Dietro quel libro, però, esiste un sistema complesso fatto di distribuzione, visibilità e accesso al mercato, che può determinare il successo o l’invisibilità di un’opera indipendentemente dalla sua qualità.

Nel nostro piccolo cerchiamo di fare la nostra parte: non solo proponendo libri indipendenti, ma anche sensibilizzando i lettori su ciò che accade dietro le quinte dell’editoria. Quando un lettore scopre una piccola casa editrice o sceglie un libro che altrimenti sarebbe rimasto invisibile, non sta semplicemente facendo un acquisto: sta contribuendo a mantenere viva la diversità e a sostenere un sistema culturale che rischia altrimenti di diventare sempre più uniforme.

Casoretto-NoLo è un quartiere in forte trasformazione, con un’identità sociale precisa: giovani professionisti, creativi, famiglie della fascia media, sensibilità culturale. Esiste il rischio che una libreria indipendente, invece di allargare gli orizzonti del lettore, finisca per rispecchiarne i gusti già formati, diventando uno specchio anziché una finestra?

È un rischio che esiste e credo che ogni libreria indipendente debba esserne consapevole. Quando si crea una comunità molto affezionata, è naturale che si sviluppino gusti, interessi e sensibilità condivise. Se ci si limitasse a seguire esclusivamente ciò che il pubblico già cerca, si finirebbe per diventare uno specchio dei suoi gusti.

Noi, però, cerchiamo di interpretare il nostro ruolo in modo diverso. Certamente ascoltiamo i lettori e costruiamo gran parte della nostra offerta partendo dalle loro esigenze, ma allo stesso tempo sentiamo la responsabilità di proporre qualcosa che vada oltre le aspettative. Una libreria dovrebbe essere anche un luogo di scoperta, capace di mettere nelle mani di una persona un libro che non avrebbe mai pensato di leggere. Molti dei titoli che consigliamo non arrivano da classifiche o campagne pubblicitarie, ma dalla ricerca continua di cataloghi e autori poco conosciuti. In questo senso cerchiamo di essere una finestra più che uno specchio: partire dai gusti dei lettori per accompagnarli verso territori nuovi.

Credo che il valore di una libreria indipendente stia proprio in questo equilibrio: conoscere bene la propria comunità senza diventarne il semplice eco. Se riuscissimo solo a confermare ciò che i lettori già sanno e già amano, avremmo perso una parte importante della nostra funzione culturale.

Incipit23 ospita regolarmente presentazioni di libri e incontri con autori, costruendo un rapporto diretto con la comunità. La letteratura africana contemporanea, quella che non passa per i grandi gruppi, che non ha vinto il Booker, che non è stata adottata da grandi catene, come circola nel vostro catalogo? Qual è il vero ostacolo (se ne esiste uno): la distribuzione, la traduzione, o il fatto che il lettore italiano medio ancora fatica a immaginare l’Africa come luogo da cui arrivano romanzi e non solo reportage? 

In libreria abbiamo una sezione dedicata alla letteratura africana contemporanea, che consideriamo estremamente interessante e ricca, anche se ancora poco conosciuta dal pubblico italiano. Proprio per questo le persone tendono a non sceglierla in autonomia con la stessa frequenza con cui scelgono altri cataloghi più “familiari”, ma cerchiamo attivamente di darle spazio attraverso il consiglio diretto.

Anche come casa editrice ci muoviamo in questa direzione. Nel nostro catalogo abbiamo una collana di traduzioni, Orizzonti, che nasce proprio con l’obiettivo di portare in Italia letterature ancora poco conosciute in Italia. Un esempio è il romanzo sudafricano di Zakes Mda, L’uomo che chiama le balene, che quando lo raccontiamo ai lettori suscita sempre grande interesse e curiosità (https://www.incipit23.it/negozio/libri/narrativa-straniera/uomo-che-chiama-le-balene/ ).