Matteo Cantoro, Direttore Progetti PFP, The Nature Conservancy – Gabon

Ecco sotto l’intervista a Matteo Cantoro, Direttore dei progetti (PFP) Project Finance for Performance, The Nature Conservancy – Gabon. Buona lettura!

La maggior parte dei vostri progetti coinvolgono enti istituzionali, attori politici, associazioni e fondazioni. Quanto è elevato il rischio di contrasti politici o di difficoltà nel raggiungere un accordo comune? E, in caso di disaccordo, quali strategie adottate per superare queste situazioni?

Il punto di partenza è sempre l’approccio multistakeholder, per quanto per le organizzazioni con cui lavoro, il primo interlocutore sia il Governo del Paese in cui si opera, in modo da allinearsi alle politiche settoriali nazionali. I contrasti ci sono spesso e fanno parte di un processo che può essere benefico, generando riforme istituzionali o cambiamenti nella partnership. Alla fine, le regole del partenariato sono sempre formalizzate in contratti o accordi di sorta e appianano sempre le diverse vedute. La gestione dei rischi, in questi processi, è una tappa fondamentale ma spesso quelli che ci sorprendono sono inattesi. Io lavoro in Gabon da due anni, la politica nazionale sembrava stabile prima del mio arrivo e poi invece c’è stato un colpo di Stato militare. Le vicende internazionali attuali sono un altro esempio di rischio inatteso. In sostanza, è fondamentale praticare l’adaptive management.  

Alcuni dei vostri progetti sono basati sul coinvolgimento delle nuove generazioni. Di fronte ad un inverno demografico che caratterizza molti dei Paesi donatori, come si allineano le vostre strategie di fundraising e di movimentazione della società civile, in particolare dei giovani? 

I giovani in Africa sono il presente ed il futuro. Il 41% della popolazione africana ha meno di 15 anni, l’età mediana è di 20 anni. Questi giovani sono i protagonisti di tutto. Ecco perché sono spesso parte dei programmi di cooperazione, per quanto accompagnati con formazione e politiche ad hoc. I fondi dei progetti sono in parte frutto di filantropia, che utilizziamo per agganciare fondi privati. In quest’ottica, quindi, sono fondi che hanno sempre una significativa componente giovani-oriented. Nel mio ruolo, per esempio, mi trovo a seguire con la controparte nazionale, fondi pubblici del Governo del Gabon per finanziare i progetti di conservazione della natura e sviluppo locale. In questo senso, quindi, The Nature Conservancy (TNC) si dispone in una postura di assistenza tecnica della parte governativa. 

Nel progetto in Gabon, l’utilizzo del Gabon Blue Bond vi ha permesso di ottenere finanziamenti anche attraverso la U.S. International Development Finance Corporation (DFC), contribuendo a migliorare il rating dell’obbligazione. Ritiene che, con il progressivo abbassamento dell’attenzione politica sui temi ambientali, la possibilità di replicare queste operazioni finanziarie anche per altri progetti rimarrà invariata?

Il Blue bond è un Debt Swap. The Nature Conservancy acquisisce debito sovrano ottenendo in cambio impegni legati a progetti di conservazione nello spazio marino. I cosiddetti “deal”, nonostante le incertezze geopolitiche degli ultimi tempi, continuano a essere usati come strumenti per la conservazione della natura. In Barbados per esempio si è appena conclusa una transazione Blue Bond. 

Se avesse la possibilità di agire in completa autonomia nella creazione di un nuovo Project Finance for Permanence (PFP) o di un Blue Bond, quale area – una nazione o un parco naturale – ritiene oggi più a rischio dal punto di vista ambientale, e dunque maggiormente bisognosa di questi strumenti? Quale strumento finanziario perfezionerebbe ulteriormente? 

I PFP sono iniziative internazionali per contribuire al target 3 della Convenzione sulla Biodiversità. A livello internazionale ce ne sono circa 20 e vi accedono i Paesi che hanno firmato gli accordi di Montreal (il Gabon si è ulteriormente impegnato alla protezione del 30% delle proprie acque dolci).  Le difficoltà in materia di sviluppo umano rendono l’Africa uno dei contesti più adatti a meccaniche d’investimento di questo tipo. I processi alla base di questi strumenti richiedono comunque almeno un paio d’anni di analisi del contesto Paese, quindi non tutti gli Stati risultano adatti ad essere target idonei. La scelta quindi non è solo basata sui bisogni naturali ma anche sulla tenuta finanziaria del Paese e sulla capacità di gestire politicamente questi strumenti. 

Come funzionano, quindi, i Nature bond?

Partiamo dal nostro esempio. TNC ha accompagnato l’acquisizione di una parte del debito sovrano del Gabon, per un ammontare di 500 milioni di dollari. La transazione gioca sul tasso d’interesse, permettendo di trasformare parte delle risorse in finanziamenti per azioni di conservazione degli spazi oceanici. Il Governo del Gabon quindi rimborsa, all’interno di piani di rientro concordati, i 500 milioni di dollari del debito e ogni trimestre rimborsa gli interessi di cui una parte serve all’implementazione degli impegni presi in materia di conservazione. Le Seychelles, le Barbados e il Belize hanno attivato lo stesso meccanismo tematizzandolo su fondi a favore della conservazione marina, da cui il nome Blue Bond. Il progetto prevede di raggiungere degli obiettivi di conservazione, “milestones”, a scadenze ben precise. Se le tempistiche non sono rispettate, entrano in gioco delle penalità per il Paese.

Se dovesse consigliare un libro o un film che l’ha ispirata a intraprendere questa carriera, o semplicemente utile per approfondire questi temi, quale sceglierebbe di consigliarci?

Arrivando in Gabon ho affittato il mio ventiseiesimo appartamento. Ho vissuto in 18 Paesi diversi…. direi che Marco Polo è il mio idolo 😊 Scherzi a parte, consiglio tutti i libri di Stefano Mancuso.