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Intervista a Elisa Bonizzoni

Prosegue la nostra rubrica dedicata alle interviste “segnanti” 🙂 Oggi intervistiamo Elisa Bonizzoni. Psicologa “in prestito” al mondo del marketing e della comunicazione, si occupa di diffondere una cultura dell’accettazione e della valorizzazione delle diversità dal 2009.

vieille rencontre sexe Il tema della non-discriminazione sul luogo di lavoro è inserito da diverso tempo in molte politiche aziendali. Nonostante ciò, la sua applicazione rimane talvolta solo di principio: quali sono a tuo avviso i passi da compiere per passare dalla teoria, alla pratica, in ambito aziendale?

Probabilmente sarò ripetitiva nel corso di questa intervista ma per me il primo ed imprescindibile passo è la formazione. I dipendenti vanno innanzitutto formati su cosa significhi discriminare e quali sono i meccanismi e le forme in cui si manifestano e perpetrano le discriminazioni (alcune sono più palesi, altre più subdole). Facciamo corsi obbligatori sulla sicurezza sul lavoro, sul GDPR, sugli strumenti informatici…è ora che anche momenti formativi riguardanti il benessere psicologico a 360° diventino la base dello stare in azienda.

Wandsbek La diversity sta guadagnando molta rilevanza all’interno delle scelte aziendali di Responsabilità Sociale d’Impresa: intravedi un rischio di “social-washing”? Se si, come si può evitare che l’aumentata attenzione al tema e la sua maggior presenza sui canali online e offline si trasformi in “molto rumore per nulla”? 

Il social-washing è sicuramente un rischio a cui le aziende sono esposte se non adottano un approccio coerente ed omni-comprensivo sul mondo della diversity. E’ un tema che fortunatamente è molto in voga ma, da quello che osservo, è troppo spesso approcciato con incompetenza o in modo puramente strumentale al business. Fare D&I in azienda è una scelta coraggiosa che a mio avviso deve dare in primis valore aggiunto ai dipendenti e alla cultura aziendale; solo dopo può diventare motivo d’orgoglio da esibire all’esterno.

http://tascadelpuerto.com/?saloschasnikom=casual-dating-de-pallej%C3%A0&9e3=34 Le diverse sfaccettature del mondo LGBT sono talvolta complesse da cogliere e molti attori non riuscendo ad approfondire il tema preferiscono non trattarlo, o farlo in maniera superficiale. A tuo avviso, come si potrebbe rendere più accessibile e più precisa la trattazione della diversità di genere nel mondo dei media e delle istituzioni? 

Il dibattito su queste tematiche è molto vivace ma spesso sconclusionato. Fortunatamente stanno nascendo quasi quotidianamente nuove realtà che hanno, tra le altre cose, lo scopo di raccontare in modo “completo” il mondo LGBT+. Una delle mie preferite è QUiD (https://www.instagram.com/quid.media/) ed è una piattaforma crossmediale che, per usare le loro parole, cerca di raccontare il mondo LGBT+ né nel modo impreciso, sommario e spesso irrispettoso usato dai media mainstream né in quello spesso particolaristico e talvolta poco decifrabile dei siti di attivismo o di cronaca specifica. Se i media “classici” e le istituzioni guardassero anche solo con un occhio a realtà come questa faremmo in poco tempo passi da gigante. 

http://duatlonvaldebebas.es/?mefistofel=apps-para-conocer-gente-en-europa&c06=7d Quali sono, a tuo avviso, i primi 3 passi da compiere per avvicinarsi ad un livello di maturità sociale più compiuto in ambito di tutela e valorizzazione delle diversità di genere?

Il primo passo è l’approvazione della legge Zan, una legge imperfetta che però va a colmare un vuoto importante a livello di tutele. Penso sia poi necessario (cosa che la legge prevede) introdurre nelle scuole dei percorsi formativi sull’educazione affettiva e alle diversità. L’Italia è uno dei pochi paesi a livello europeo a non prevedere nulla di sistematico, correndo il rischio che già da giovani i pregiudizi di radichino in modo irreversibile. Infine, il terzo passo, dovrebbe riguardare le aziende, in modo che prendano coscienza della necessità di affrontare (magari prevedendo anche degli incentivi statali) le tematiche D&I in modo concreto a vari livelli (recruitment, formazione, regolamenti davvero inclusivi ed ugualitari, attività di sensibilizzazione, ecc.).

Potresti nominarci una persona, un libro e un film che consiglieresti a chi volesse approfondire il tema della Diversità ed inclusione di genere? 

Persona  Valentina Dolciotti, fondatrice di DiverCity (https://divercitymag.it/), forse l’unica testata italiana sui temi della D&I. Consiglio di seguirla su LinkedIn per non perdere le tavole rotonde che organizza.

Libro  Gli uomini mi spiegano le cose. Riflessioni sulla sopraffazione maschile di Rebecca Solnit. Libro che affronta molto bene il fenomeno del mansplaining (cioè le spiegazioni non richieste e paternalistiche fatte da uomini a donne). Se siete donne è pressoché impossibile che non vi ritroviate in una delle situazioni descritte.

Film  mi permetto di segnalare una serie TV che vale davvero la pena di essere vista: The Handmaid’s Tale. Nonostante narri un futuro distopico, è angosciante riconoscere alcuni tratti della società odierna (ovviamente portati all’estremo). Niente spoiler però! 

Alla prossima intervista!

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