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Intervista a Stefano Liberti, giornalista esperto di food economy

Apeldoorn In occasione del agence rencontre beauce pre-vertice sui sistemi alimentari ospitato dal Governo Italiano dal 26 al 28 luglio, abbiamo avuto il piacere di intervistare Ouardenine Stefano Liberti, giornalista e scrittore esperto di sistemi agroalimentari e food economy. Buona lettura!

bulkily La crisi sanitaria e quella ambientale hanno molte cose in comune: il loro impatto sistemico, la loro correlazione col nostro modello di sviluppo, la fragilità cui siamo esposti in un mondo sempre più interconnesso e quindi interdipendente. Quali pensi che siano le lezioni che abbiamo imparato (se lo abbiamo fatto) da questo periodo di assoluta incertezza?

LA CRISI AMBIENTALE E SANITARIA HANNO MATRICE COMUNE, OSSIA UN MODELLO DI SVILUPPO ESTRATTIVO CHE CANCELLA GLI ECOSISTEMI E LE DISTANZE TRA ZONE SELVAGGE E URBANIZZATE. QUESTO FAVORISCE LA ZOONOSI, RIDUCENDO LA RESILIENZA E DUNQUE LA CAPACITA’ DI ASSORBIMENTO DEGLI SHOCK ESTERNI, Più O MENO IMPREVISTI. 

LA DIFFERENZA TRA QUESTE DUE CRISI PERO’ E’ CHE LA CRISI SANITARIA NON è TRASFORMATIVA, CIOè UNA VOLTA SUPERATA SI Può TORNARE ALLO STATUS PRECEDENTE. DIVERSAMENTE, IL CLIMATE CHANGE NON CI FA TORNARE INDIETRO: UNA VOLTA SUPERATI DEI LIMITI NON SI TORNA INDIETRO. IN UN CERTO SENSO E’ COME UNA “PANDEMIA LENTA e costante”. 

QUANTO ALLE LEZIONI PENSO CHE DALLA CRISI SANITARIA SIA EMERSO COME SIA POSSIBILE BLOCCARE INTERE ECONOMIE E PAESI PER UN RISCHIO COLLETTIVO (ELEMENTO NUOVO PER TUTTI) E COME SIA POSSIBILE CAMBIARE I MODELLI DI GESTIONE DELLE ECONOMIE (COME NEL CASO DELLA DEROGA AL MODELLO DELL’AUSTERITY DELLA EU). PURTROPPO LA CRISI CLIMATICA NON E’ VISSUTA COME UNA EMERGENZA MA COME LEGATA AL FUTURO, A NUOVE GENERAZIONI E PAESI LONTANI, QUINDI A DECISIONI DIFFICILI DA PRENDERE E A LEZIONI ANCORA INCERTE. 

La politica ambientale viene spesso raccontata a livello globale (COP, Iniziative regionali, ecc) , meno a livello locale. In che modo i Sindaci possono lavorare sul tema di readiness urbana al cambiamento climatico (es. gestione delle crisi idriche, nubifragi, qualità dell’aria, ecc.)? Hai degli esempi virtuosi da citare? 

ESISTE UNA DISCRASIA NELL’OPINIONE PUBBLICA: IL PROBLEMA E’ EFFETTIVAMENTE MACRO MA L’ITALIA NE è MOLTO COLPITA (QUINDI GLI EFFETTI PER NOI SONO A LIVELLO MICRO). Ciò’ è DOVUTO ALLA MORFOLOGIA DEL NOSTRO TERRITORIO, ALLA SUA POSIZIONE GEOGRAFICA E AD UN ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO NEI CONFRONTI DELL’AMBIENTE (CONSUMO DI SUOLO, URBANIZZAZIONE SPINTA) CHE GENERA ONDATE DI CALORE Più FORTI, NUBIFRAGI IMPROVVISI, ECC. IL PARADOSSO è CHE NELL’IMMAGINARIO PUBBLICO TUTTO QUESTO NON C’è. INFATTI NON ABBIAMO UNA STRATEGIA NAZIONALE DI ADATTAMENTO MA SI PARLA SOLO DI MITIGAZIONE …COME SE 1600 FENOMENI ESTREMI L’ANNO FOSSERO SOLO EMERGENZE (SCARSITÀ IDRICA, FRANE). MANCA UNA DISCUSSIONE POLITICA ED UN DIBATTITO GIORNALISTICO SUL TEMA DELL’ADATTAMENTO. IN TUTTO Ciò GLI AMMINISTRATORI LOCALI SONO Più VICINI A QUESTI TEMI MA NON HANNO RISORSE NECESSARIE PER POLITICHE STRUTTURALI, CHE DOVREBBERO PROVENIRE DALLO STATO CENTRALE. ALCUNE CITTA’ HANNO SVILUPPATO DELLE POLICY: BOLOGNA DAL 2015 HA UN PIANO DI ADATTAMENTO, MILANO HA IL PIANO ENERGIA E CLIMA, TORINO HA UN PIANO DI ADATTAMENTO MA MANCA IL COLLEGAMENTO CON ROMA. PURTROPPO ANCHE NEL PNRR IL TEMA DELL’ADATTAMENTO è MARGINALE. 

Due anni fa molte città e Regioni hanno dichiarato ufficialmente l’emergenza climatica: si è trattato, a tuo avviso, di una mera formalità oppure questi “status” hanno portato degli effetti concreti nella lotta al cambiamento climatico? 

E’ STATO UN PASSAGGIO FORMALE CHE VOLEVA SORTIRE UN EFFETTO CULTURALE (BOLOGNA AD ESEMPIO NE HA GIOVATO A LIVELLO ELETTORALE). L’OBIETTIVO E’ COSTRUIRE MECCANISMI DI CONSULTAZIONE CIVICA SU DECISIONI CLIMATICHE. LA REALTA’ PERò E’ CHE CHI L’HA DICHIARATA NON HA DATO SEGUITO AL TEMA. A ROMA, PER ESEMPIO, NON C’è NULLA IN CAMPO SU QUESTO TEMA CHE PARE NON ESISTERE. 

I temi ambientali da sempre coinvolgono le nuove generazioni, perchè intrinsecamente legati al loro futuro. Tuttavia, né l’ambiente, né il futuro dei giovani, sembrano al centro elle attuali scelte politiche italiane. Perchè, pur essendo fronti vastissimi di interesse politico, si stenta a concretizzare dei programmi puntuali di risposta agli attuali squilibri demografici e ambientali? Essere pochi (i giovani in Italia) e silenti (l’ambiente) sono caratteristiche sufficienti a “silenziare” il peso politico di questi stakeholder?

CI SONO DUE RAGIONI PRINCIPALI: I GIOVANI IN ITALIA SONO NUMERICAMENTE POCO RILEVANTI E, POI, LA POLITICA NEGLI ULTIMI 30 HA SMESSO DI IMMAGINARE UN FUTURO, SCHIAVA DI UN CONSENSO IMMEDIATO. LE INDICAZIONI POLITICHE SI ORIENTANO A 3/4 MESI. QUESTO perché A LIVELLO DI CONSENSO è Più REDDITIZIO RISOLVERE LE CRISI CHE PREVENIRLE. PREVENIRE NON PAGA. QUINDI NON SI IMMAGINA IL FUTURO. 

QUESTO VALE PER TUTTE LE DEMOCRAZIE LIBERALI, MA DA NOI DI Più. L’ITALIA SU MOLTI FRONTI RINCORRE UN MODELLO DI SVILUPPO VECCHIO E NON STA APPROFITTANDO DEL MOMENTO PER CAMBIARE LE COSE. SI GUARDA AL PRESENTE E NON SI INTERAGISCE CON LE FORZE VIVE DELLA SOCIETà. 

I TEMPI SONO MATURI PER UN PARTITO AMBIENTALISTA: IL TEMA AMBIENTALE ESISTE E POTREBBE RACCOGLIERE UN ENORME CONSENSO. MA NON SI METTE IN PIEDI UN PROGRAMMA POLITICO SU QUESTO. ORA SIAMO IN UNA FASE DI TRANSIZIONE E FORSE NEL FUTURO SUCCEDERà QUALCOSA DI DIVERSO, perché SAREMO CAPACI DI RIPARTIRE CON L’EUFORIA DELLA RIPRESA E QUESTO GENERERà MOVIMENTI COLLETTIVI CON PRIORITà DIVERSE. 

Nei tuoi libri descrivi con molti dettagli i comportamenti poco virtuosi della Grande Distribuzione e le distorsioni nelle filiere alimentari derivate da pratiche d’acquisto non etiche. Tuttavia, la grande distribuzione si rivolge spesso ad un target poco abbiente, che non avrebbe – di fatto – alternativa se non acquistare cibo in tali retailer. Credi che il progressivo impoverimento della classe media “ alimenti” queste pratiche di abbassamento degli standard etici dei prodotti? Se si, come interrompere questo circolo vizioso?

E’ COSì, LA MANCANZA DI POTERE D’ACQUISTO RENDE DIFFICILE FARE POLITICHE DI PREZZO VIRTUOSO. PERò LA RESPONSABILITà DEL RETAILER E’ Più AMPIA: NELLA FILIERA AGROALIMENTARE HANNO STUROZZATO LE FILIERE PER UNA GUERRA TRA LORO SUL PREZZO CHE HA DISTRUTTO UN’INTERA ECONOMIA. E’ LECITO VENDERE UN CIBO A PREZZO BASSO (CHE è NON ETICO) PER GUADAGNARSI DEI CLIENTI? I POVERI NON SAREBBERO DISPOSTI A SPENDERE UN 15% IN Più PER PRODOTTI Più EITICI? IL PUNTO è CHE VA RIEQUILIBRATO IL DELTA TRA GDO E FORNITORI PICCOLI, ALTRIMENTI LA GDO LI SCHIACCERà SEMPRE PER OTTENERE SCONTI. OLTRETUTTO, QUESTI SCONTI SONO EFFIMERI, PERCHè SE LA PASSATA DI POMODORO PASSASSE DA 39 CENT A 80 CENT NON CAMBIEREBBE NULLA AL CONSUMATORE, MENTRE PER IL FORNITORE SAREBBE UN ALTRO MONDO: MIGLIOREREBBE L’INTERA DISTRIBUZIONE DEL VALORE LUNGO LA FILIERA, SIA PER I BRACCIANTI CHE PER I COLTIVATORI. 

PURTROPPO SIAMO INVASI – E QUESTO LO SI VEDE ANCHE NELLE INSEGNE – DALLA POLITICA DEL PREZZO BASSO (COME NEL CASO DI EUROSPIN). ALTRE CATENE SONO Più ATTENTE (COOP CONAD, MG FANNO POLITICHE DI FILIERA) IL PROBLEMA PERò è NELLA SPROPORZIONE DELLE FORZE E PRATICHE VIRTUOSE MA VOLONTARISTICHE NON FUNZIONANO MAI. IL SETTORE AGRICOLO SI DEVE ORGANIZZARE MEGLIO PER NEGOZIARE MEGLIO. PRENDIAMO L’ESEMPIO DEL CONSORZIO MELINDA, CHE UNISCE IL 65% DELLE MELE ITALIANE E SONO PICCOLISSIMI PRODUTTORI CHE SONO RIUSCITI AD IMPORRE UN RAPPORTO PARITARIO CON I BUYER. PARADOSSALMENTE QUESTO E’ BEN VISTO ANCHE DALLA GDO PERCHE’ ALLA FINE VENDE IL PRODOTTO AD UN PEZZO Più ALTO, QUINDI PAGA MEGLIO E VENDE MEGLIO. 

PERCHE’ TUTTO QUESTO SIA LA NORMA E NON L’ECCEZIONE, OCCORRE UNA NORMATIVA CHE RIDUCA LE SPROPORZIONI IN FILIERA E FAVORISCA L’AGGREGAZIONE DEI PICCOLI PRODUTTORI.  

Se diventassi Ministro dell’Agricoltura, quali sarebbero i tre interventi che attiveresti nel breve, medio e lungo periodo per contrastare pratiche insostenibili di produzione e consumo agro-alimentare? 

1) EDUCAZIONE ALIMENTARE NELLE SCUOLE: SPIEGARE DA DOVE VIENE IL CIBO E COME SI PRODUCE

2) RENDERE TRASPARENTI LE FILIERE. OBBLIGHEREI I PRODUTTORI AD INDICARE TUTTI I PASSAGGI DI LAVORAZIONE, DI TRASFORMAZIONE ED IL CONSUMO DI RISORSE CON ETICHETTE TRASPARENTI, COSICCHè IL CONSUMATORE POSSA SCEGLIERE. 

3) ELIMINEREI I SUSSIDI AGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI: GENERANO UN COSTO AMBIENTALE, SANITARIO E SOCIALE CHE VA ELIMINATO.  

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